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20 aprile 2025

Pasqua, il tempo lieve della rinascita

Una riflessione sul senso della Pasqua tra simboli, gentilezza, pensieri condivisi e il valore della pace.



C’è qualcosa nella Pasqua che ha un passo più lento, più intimo. Non ha il fragore del Natale, né i suoi eccessi, ma conserva una sua forza sottile, che risiede nei simboli, nei silenzi e nelle rinascite invisibili. È un tempo che passa tra le mani come un filo di primavera, che può cogliere chi ha occhi per vederla anche dietro le nuvole.

Pasqua è una parola antica, che attraversa i secoli e le culture. È festa religiosa, certo, ma anche molto di più: è una metafora potente, è la ciclicità della vita, è la promessa che dopo ogni inverno qualcosa può fiorire. Si celebra in molte parti del mondo, con tradizioni diverse ma spesso con lo stesso desiderio: quello di una tregua, di una luce, di un senso.

La colomba: simbolo di pace

Non è un caso che il simbolo della Pasqua sia spesso una colomba. Pace. Una parola semplice e fragile, come tutte le cose vere. Pace con gli altri, ma prima ancora, pace dentro di sé. In un tempo fatto di rumori e conflitti, anche una giornata che inviti alla quiete è già un piccolo dono.

E parlando di simboli, anche quest’anno ci saranno tavole imbandite, uova colorate, sorrisi, magari anche qualche abbraccio ritrovato. Ma nel cuore della festa resta sempre quel messaggio antico: rinascere è possibile, anche quando sembra che tutto intorno inviti a spegnersi.

Un pensiero sottile

In mezzo alla festa, a volte, si può trovare anche il tempo per un pensiero gentile. A chi non può festeggiare, a chi è lontano da casa, a chi ha perso qualcosa o qualcuno. A chi semplicemente non sente la primavera arrivare. Un gesto piccolo, una parola, una presenza… possono fare la differenza.

E poi, se possibile, una scelta consapevole: Pasqua porta con sé anche riflessioni che toccano il cuore. Se si può, si può anche scegliere di non portare in tavola un agnello, che è sempre un cucciolo. Non per schierarsi o dividere, ma solo per coltivare quella forma di gentilezza che è sempre più rara, e per questo ancora più preziosa.

Come il Natale, ma con ali più leggere

Come il Natale, anche la Pasqua può essere un’occasione per ricordarci che oltre al ricevere, c’è anche il donare. Non per dovere, ma perché in certi giorni il cuore si apre più facilmente. E quando il cuore si apre, si scopre che basta davvero poco per portare un raggio di sole a qualcuno.

Anche se fuori piove, anche se non tutto va come vorremmo, il sole più vero è quello che portiamo dentro. E allora non importa dove si sia, con chi si sia, se tra familiari o tra amici, o anche in solitudine: quello che conta è come si sceglie di vivere il momento.

Perché se a Natale si dice “con i tuoi”, a Pasqua si dice “con chi vuoi”. E forse in quelle tre parole c’è tutto il senso di questa giornata: scegliere di stare dove ci si sente bene, e con chi fa bene al nostro cammino.


🌸 Buona Pasqua a tutti, davvero a tutti.

Che sia un giorno di pace, di silenzio bello, di piccole rinascite e di luce nel cuore.



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Frank Perna

05 marzo 2025

Oslo 1993: una pace mai nata

Trent’anni dopo, il conflitto continua. Cosa resta degli accordi?



Più di trent’anni fa, il 13 settembre 1993, veniva firmato il Trattato di Oslo, un accordo storico tra Israele e Palestina che avrebbe dovuto rappresentare un primo passo verso la pace. I leader di entrambe le parti, Yasser Arafat e Yitzhak Rabin, si strinsero la mano davanti agli occhi del mondo, con la mediazione dell’allora presidente americano Bill Clinton. Un’immagine potente, simbolo di speranza. Eppure, a distanza di tre decenni, il conflitto è ancora presente, più acceso che mai.

Cosa prevedeva il Trattato di Oslo?

L’accordo mirava a creare un percorso graduale per la convivenza pacifica tra Israele e Palestina. Tra i punti chiave:

  • Il riconoscimento reciproco tra lo Stato di Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).
  • L’autonomia palestinese su alcune aree della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
  • Un periodo di transizione di cinque anni per negoziare uno Stato palestinese definitivo.

Sembrava un punto di svolta. Ma la storia ha dimostrato il contrario.

Perché la pace non è mai arrivata?

Gli ostacoli sono stati molteplici. Da un lato, la continua espansione degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi ha minato la fiducia nei negoziati. Dall’altro, il crescente malcontento tra i palestinesi ha alimentato l’estremismo e l’inasprimento del conflitto.

Le leadership politiche sono cambiate e con esse le strategie. Il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, che aveva creduto negli accordi, fu assassinato nel 1995 da un estremista israeliano contrario al processo di pace. Da allora, il dialogo si è indebolito e la violenza ha ripreso il sopravvento.

Un mondo che parla di pace, ma non la vuole davvero?

Il caso di Oslo rappresenta un esempio emblematico della politica internazionale. Spesso si firmano trattati, si stringono mani, si rilasciano dichiarazioni di intenti, ma dietro le quinte ci sono interessi che vanno oltre il concetto di pace. Il conflitto israelo-palestinese è una questione geopolitica, economica e strategica, dove le potenze mondiali giocano il loro ruolo, non sempre in modo trasparente.

Il sostegno economico e militare a Israele da parte degli Stati Uniti, il controllo delle risorse nella regione e gli equilibri politici fanno sì che la situazione resti bloccata. La Palestina, dal canto suo, continua a essere frammentata tra diverse fazioni, con Hamas e l’Autorità Palestinese che spesso non condividono la stessa linea politica.

Il passato è il riflesso del futuro?

Guardando alla storia, vediamo come il mondo abbia sempre oscillato tra guerre e tentativi di pace. Oslo doveva essere un punto di svolta, ma si è rivelato solo una parentesi. La verità è che senza un reale impegno da parte dei leader mondiali e senza un cambio di mentalità, difficilmente si potrà vedere una pace duratura.

L’umanità ha le capacità di costruire un mondo migliore, ma chi detiene il potere spesso segue logiche che nulla hanno a che fare con il benessere collettivo. Se la storia continua a ripetersi e il potere segue sempre gli stessi schemi, possiamo davvero sperare che un giorno le cose cambino? O il passato è già scritto nel nostro futuro?



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Frank Perna

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