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15 luglio 2025

Prigionieri Di Un Sogno

Quando il cuore non vuole arrendersi alla realtà



C’è una forma silenziosa di sofferenza, difficile da raccontare a parole.
È quella di chi rimane fermo, immobile, bloccato in un limbo che non ha confini né indicazioni.
La mente sa che quella strada è un vicolo cieco, ma il cuore... Il cuore spera ancora.

Perché c'è un sogno.

Magari nato anni fa, coltivato nel silenzio di mille giornate.
Un sogno che, con il tempo, non è cresciuto: si è radicato nel profondo. 
È diventato parte della pelle, del respiro, dei pensieri notturni.

Non importa quanto la logica provi a parlare: c’è sempre una voce che sussurra "e se invece…?", e tu ti ci aggrappi. Come un naufrago al legno della sua illusione.

È un sogno che non si realizzerà mai. Lo si sa. Lo si capisce. Ma accettarlo significherebbe rinunciare a quella piccola fiamma che tiene accesa una parte di sé.
E così si resta fermi, sospesi, a metà.

Non si cammina verso la direzione giusta perché sembra troppo fredda, troppo razionale.
Non si torna indietro perché significherebbe ammettere il fallimento.
Non si va avanti perché la strada verso il sogno è chiusa.
E si resta lì, come imprigionati dentro una convinzione che ci dà più dolore che speranza.
È un’illusione romantica, e al tempo stesso crudele.
È ciò che accade quando non si è pronti a lasciar andare.

Ma lasciare andare non è dimenticare.
È avere il coraggio di togliere la mano dal vetro appannato del "chissà".
È guardare in faccia la realtà senza tradire i propri sentimenti, ma sapendo che l’amore per se stessi viene prima.

Si può vivere con un sogno nel cuore, sì, ma non si può morire per lui ogni giorno.

A volte la vera forza non è credere all’infinito,
ma scegliere di iniziare qualcosa di nuovo anche con un sogno rotto nel cassetto.



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Frank Perna

11 maggio 2025

Festa della Mamma: un giorno che parla al cuore

Oggi non è solo una ricorrenza: è un momento per onorare chi ci ha dato la vita, chi ci ha amato in silenzio, chi ancora oggi ci accompagna, o ci guarda da lontano.



Ci sono giorni segnati sul calendario che sembrano uguali agli altri, finché non arrivano davvero. La seconda domenica di maggio è uno di quei giorni: 

ci si sveglia e c’è qualcosa nell’aria.

Le vetrine si vestono di rosa:
tra fiori, cuori di cartone e dolci promozioni, tutto profuma d’amore.

È la Festa della Mamma, quella che sembra parlare sottovoce, ma arriva dritta al cuore.

L’origine di questa giornata affonda le radici nei primi decenni del Novecento, quando si cercava un momento per onorare chi dà la vita e la custodisce.
Ma oggi, quella celebrazione ha preso mille volti:
per alcuni è un’occasione per dire “ti voglio bene”,
per altri una giornata dolceamara, fatta di ricordi, vuoti e silenzi.
E poi ci sono quelli che hanno una mamma vicina, ma non riescono a parlare con lei.
Non per freddezza, non per mancanza d’amore.
Ma perché, a volte, le parole più sincere restano impigliate nel cuore.

Eppure la mamma capisce.
Capisce anche quando non si dice niente.
Lei che da sempre interpreta silenzi, sogni spezzati, stanchezze non dette.
Lei che quando ti guarda, ti conosce già.

Una mamma è quella persona che, mentre ti insegna a camminare,
dimentica le notti passate in bianco.

Che sorride anche quando dentro trema.
Che ti lascia andare quando vorrebbe stringerti più forte.
Che combatte battaglie invisibili, ogni giorno, tra lavoro, casa, ansie, dubbi, aspettative.
Che spesso soffre in silenzio, perché si pensa che una mamma debba essere forte sempre, debba “reggere” tutto.

Ma una mamma è anche fragile, e proprio lì, nella sua fragilità, c’è la sua forza più grande.

Ci sono mamme che ancora oggi soffrono: per un figlio che non riescono a capire, per una malattia che le rende più lente, per un'età che avanza e spegne energie.
Ci sono mamme che hanno perso, e continuano ad amare.
Mamme che crescono figli da sole.
Mamme che non sono biologiche, ma hanno amato come e più di una madre.
Mamme che non ci sono più, e che oggi rivivono in una foto, in una carezza immaginaria,
in un profumo che torna all’improvviso.

E ci sono anche figli che oggi non sanno come dire quello che provano.
Non è mancanza d’amore.
È solo che a volte, tra un giorno e l’altro, le emozioni si aggrovigliano e restano sospese.
Ma ogni gesto, anche il più semplice, parla: 

una rosa, una telefonata, una mano stretta, o solo il pensiero rivolto a chi, magari, non c’è più.

Non esiste una mamma perfetta.
Esiste una madre vera, che sbaglia, si rialza, si dona.
Che lotta, educa, protegge.
Che ama in modo silenzioso, quotidiano, profondo.
E non importa com'è cambiata la società, il lavoro, le abitudini: il simbolo resta.
La mamma è il principio del mondo, e il suo cuore non smette mai di battere per qualcun altro.

E allora, oggi, questa non è solo una festa. È un inchino.

È un pensiero per chi ama la propria mamma, per chi l’ha persa, per chi non l’ha mai conosciuta davvero. Per chi oggi sente qualcosa, anche se non sa bene cosa.

A tutte le mamme, in ogni angolo del mondo,
Auguri.



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Frank Perna

17 aprile 2025

Il potere del ricordo e il dolore di essere dimenticati

Ricordare è tenere vivo l’amore. Ma quando chi ami non ti riconosce più, resta solo il cuore a fare memoria.



I ricordi sono le fondamenta invisibili della nostra identità. Non sono solo immagini nella mente, ma radici che tengono in piedi il nostro essere. Ogni volto, ogni parola, ogni emozione vissuta, si trasforma in qualcosa che ci accompagna per sempre, o almeno così crediamo.

Ricordare qualcuno è un atto d’amore. È dire: "Tu sei parte di me, e non ti lascio andare." È conservare dentro di sé un pezzo dell’altro, anche quando la vita ci allontana, anche quando il tempo prova a sbiadire i volti. Il ricordo, in fondo, è la resistenza dell’anima contro l’oblio.

Ma cosa accade quando questo ricordo viene meno?

Non lentamente, non per scelta, non per il passare degli anni… ma perché qualcosa si spezza. Una malattia, un trauma, un danno alla memoria. 
Ed è lì che il dolore assume una forma nuova. Perché non si tratta di perdere qualcuno.
Si tratta di esserci ancora, ma non esistere più nella memoria di chi ami.

Può succedere a un genitore, a un figlio, a un compagno di vita. 
Un giorno ti guardano e non sanno chi sei. Ti parlano come si parla a uno sconosciuto.
E in quel momento, una parte del tuo cuore si frantuma, silenziosamente, in un dolore che non si riesce nemmeno a raccontare.

Il paradosso è crudele: loro non soffrono, perché non sanno.
Se ne stanno lì, sereni, con lo sguardo assente o allegro, a seconda del momento.
Ma sei tu a portare il peso di entrambi. Tu che li ami ancora, tu che li ricordi per due.

Ed è questo che fa male: non essere più parte del mondo di chi ha riempito il tuo.
Sapere che per loro sei svanito, come se nulla fosse mai accaduto.
E tu invece lì, con ogni ricordo vivido, ogni momento inciso nel cuore, senza poterne condividere nemmeno uno.

Ma anche questo è amore. Forse è la forma più pura e crudele:
amare senza essere riconosciuti. Resistere, essere presenti, stringere una mano che non sa più chi sei, ma che ha ancora bisogno di calore.

E allora si capisce una verità importante: 
Ricordare è un dono, ma anche una responsabilità.
Perché ci sono momenti in cui dobbiamo ricordare per due, amare per due,
e vivere con la memoria come unica forma di sopravvivenza emotiva.

E quando la memoria di chi amiamo inizia a svanire, il vuoto che lascia può essere colmato solo con la consapevolezza di aver vissuto una vita piena e autentica.

Perché se il ricordo si perde nei loro occhi, rimane nei tuoi. E lì, finché batte il cuore,
nessuno è davvero perduto.



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Frank Perna

28 marzo 2025

Il bivio interiore: tra ragione e istinto, dove ci portano le nostre scelte?

La lotta tra ciò che è giusto e ciò che sentiamo: quando le scelte ci pongono di fronte a noi stessi.



Ogni giorno ci troviamo di fronte a scelte che mettono a nudo la nostra essenza. La ragione ci suggerisce una strada, l'istinto ci spinge verso un'altra. Così, tra la razionalità che guida il nostro comportamento e l’impulso che guida i nostri desideri più profondi, ci troviamo ad affrontare uno dei più grandi dilemmi dell’esistenza umana: seguire il cuore o la mente? In questo continuo gioco di equilibri, ciò che sembra semplice spesso si trasforma in un bivio che ci segnerà.

Il conflitto interiore: razionalità contro impulso

La vita è fatta di decisioni. Ogni scelta che facciamo, piccola o grande che sia, nasce dal conflitto tra la parte razionale di noi e quella impulsiva. La ragione ci porta a considerare le conseguenze, a pensare a ciò che è moralmente corretto, a rispettare le regole che ci sono imposte dalla società. L'istinto, invece, risponde a un’urgenza interiore: desideri, emozioni, impulsi che non possono essere razionalizzati, ma che spesso si rivelano essenziali per il nostro benessere.

Immagina, ad esempio, la tentazione di cedere a un piacere immediato: una serata spensierata, una scelta che ci allontana dal dovere. La parte razionale ti sussurra che non dovresti, che quella scelta potrebbe compromettere i tuoi obiettivi a lungo termine. Eppure, l'istinto ti spinge a vivere l’attimo, a goderti l’adrenalina del momento. La domanda sorge spontanea: cosa fare?

La dualità dell'essere umano

Questa dualità tra ragione e impulso fa parte della nostra natura umana. Da un lato, la mente ci invita a fare ciò che è giusto e conveniente, seguendo una logica che si fonde con le norme sociali e culturali. Dall’altro, c'è il cuore, con i suoi desideri che sfidano l’ordine stabilito, pronti a lanciarsi in scelte che possono sembrare impulsive o irrazionali, ma che spesso sono spinti da una necessità profonda di realizzazione personale.

Eppure, la vera domanda non è solo cosa scegliere in quei momenti di smarrimento, ma cosa ci porta a fare una scelta piuttosto che un’altra. Ogni decisione è il frutto di un conflitto tra due forze che ci abitano, e ciò che scegliamo di seguire non è mai una questione di "giusto" o "sbagliato", ma di cosa sentiamo più forte dentro di noi in quel momento.

Le scelte: da dove derivano?

Quello che scegliamo di fare in un determinato momento, con la mente o con l'istinto, è sempre legato alla nostra storia, alle esperienze passate, alle emozioni che ci condizionano. La nostra educazione, le difficoltà che abbiamo affrontato, i successi e le delusioni che ci hanno formato, sono tutti fattori che influenzano il nostro comportamento.

In alcuni momenti, infatti, la scelta che ci appare razionale potrebbe essere solo il risultato di una paura che ci blocca, mentre l'istinto potrebbe nascondere un bisogno profondo di libertà e di espressione. Così, l’essere umano si trova sempre a fare i conti con ciò che è stato, con ciò che è e con ciò che potrebbe essere.

L'equilibrio tra mente e cuore

In realtà, la vera domanda è: possiamo mai fare una scelta “pura”? La mente e il cuore sono due facce della stessa medaglia, due forze che, sebbene opposte, si influenzano a vicenda. Ogni scelta che facciamo porta con sé un po’ di entrambe. Non si tratta di seguire solo la ragione o solo l’impulso, ma di imparare a bilanciare questi due aspetti di noi, accettando che entrambi sono parte della nostra natura.

E tu, cosa sceglieresti in un momento di conflitto? Forse, come tutti, sei stato là, davanti a un bivio, e hai dovuto decidere: seguire la logica o seguire il cuore. La risposta non è mai semplice, ma è proprio in queste scelte che si forgia il nostro destino.



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Frank Perna

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