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15 settembre 2026

I desideri che non mettiamo in lista

Il valore immenso di ciò che dimentichiamo di avere.


Una clessidra adagiata su un tavolo di legno da cui fuoriesce sabbia dorata luminosa che forma un pavimento di luce.


Ci sono domande che sembrano nate soltanto per passare il tempo.

Una di queste potrebbe essere quella che, prima o poi, è comparsa durante una chiacchierata tra amici, seduti al bar, in piazza o semplicemente intorno a un tavolo:

“Se avessi la lampada di Aladino e potessi esprimere tre desideri, quali sceglieresti?”

È un piccolo gioco, uno di quei discorsi che nascono quasi per caso e che non hanno bisogno di una risposta troppo seria. Eppure, a guardarli bene, i tre desideri raccontano molto di noi.

C'è chi sceglierebbe il denaro, magari per non dover più preoccuparsi di nulla. Chi metterebbe al primo posto l'amore, quello che sembra capace di dare un significato a tutto il resto. Qualcuno sceglierebbe il successo, il potere, la libertà, una vita diversa da quella che sta vivendo.

E poi c'è chi direbbe la salute.

Spesso la si mette in cima alla classifica. Altre volte al secondo posto, quasi a cercare un ordine tra le cose davvero importanti.

Ma forse c'è un errore proprio nel fatto di considerarla una voce della classifica.
Perché la salute non è uno dei desideri. È il foglio sul quale scriviamo tutti gli altri.

Senza quel foglio, non c'è spazio per annotare nient'altro.

Quando la salute viene meno, infatti, non si perde soltanto una condizione fisica. A volte cambia tutto ciò che le sta intorno. Il lavoro, le abitudini, le relazioni, il ruolo che si occupa nella famiglia, la possibilità di uscire, incontrare qualcuno, progettare il giorno dopo. Una difficoltà che nasce nel corpo può allargarsi lentamente fino a raggiungere ogni angolo della vita.

È come se una delle mattonelle del pavimento si rompesse e, improvvisamente, ci accorgessimo che tutto ciò che stavamo dando per scontato poggiava proprio lì.

Eppure quella mattonella, finché è intera, non la guardiamo mai. 
Lo stesso accade con il tempo. Forse ancora di più.

Da giovani il tempo sembra una distesa immensa. A vent'anni non lo si conta quasi. Le giornate sembrano tante, gli anni sembrano lontani e il futuro appare così grande da far pensare che ci sarà sempre un'altra occasione.

Si sbaglia senza paura perché ci sarà tempo per rimediare.
Si rimanda una telefonata perché ci sarà tempo per farla.
Si rinuncia a qualcosa perché forse domani sarà il momento giusto.

La giovinezza porta con sé una particolare forma di cecità: non ci fa soltanto sentire giovani, ci fa sentire abbondanti di futuro.

Anche il corpo sembra confermare quell'illusione. Ci si riprende più rapidamente, si dorme poco e si ricomincia, ci si ferma e poco dopo si è nuovamente in movimento. Sembra quasi che il corpo e il tempo siano dalla nostra parte.

Poi, lentamente, qualcosa cambia.

Non necessariamente accade un evento preciso. A volte è semplicemente la consapevolezza che arriva con gli anni. Si comincia a capire che il tempo non è una distesa infinita davanti a noi, ma qualcosa che scorre mentre lo stiamo vivendo.

E allora ci si accorge di una cosa sorprendente.

Il tempo determina la quantità della nostra esperienza umana.
La salute ne determina la qualità.

Sono due dimensioni che raramente mettiamo nella lista dei desideri proprio perché non le percepiamo come desideri. Sono lo spazio dentro il quale tutti gli altri desideri possono esistere.

Il denaro può andare e venire.
Un lavoro può essere perso e ritrovato.
Un progetto può fallire e ricominciare.

Persino l'amore, per quanto possa sembrare assoluto nel momento in cui lo viviamo, può finire e qualche volta rinascere sotto una forma diversa.

Anche molte delle cose che oggi sembrano indispensabili possono essere sostituite, ricostruite, riconquistate.

Il tempo no. Quello che è passato non può essere rimesso nella clessidra.
E anche la salute, quando viene perduta, non sempre può essere recuperata.

Non si possono comprare nemmeno con tutto l'oro del mondo.

Ecco perché forse dovremmo smettere di pensare a queste due cose come a premi da ottenere.

Salute e tempo non sono il risultato della nostra corsa. Sono il pavimento sul quale quella corsa avviene.

Sono le mattonelle invisibili sotto i nostri piedi.

Le attraversiamo ogni giorno senza pensarci. Ci camminiamo sopra mentre rincorriamo il denaro, il successo, l'amore, i progetti, i desideri, le cose che ancora non abbiamo.

E proprio perché sono sempre lì, finiamo per non vederle.

Forse la vera ricchezza non consiste soltanto nell'aggiungere qualcosa alla propria vita, ma anche nel riuscire a riconoscere il valore di ciò che già la rende possibile.

È qui che entra la gratitudine.

Non quella imposta, non quella che serve a ricordarci che qualcuno sta peggio di noi. Non una formula da ripetere per sentirsi persone migliori.

Una gratitudine molto più semplice.

Quella che nasce quando, per un momento, ci fermiamo e ci accorgiamo che stiamo vivendo qualcosa che fino a poco tempo prima non avremmo saputo nemmeno descrivere come una fortuna.

Una telefonata con una persona cara. Una passeggiata senza dolore. Un pranzo condiviso. 
La possibilità di lavorare, di viaggiare, di ridere, di abbracciare qualcuno.

Una mattina qualunque nella quale il corpo ci permette semplicemente di alzarci e andare incontro alla giornata.

Sono cose talmente normali che raramente finiscono nella nostra lista dei desideri. 
E forse è proprio questo il paradosso.

Nella nostra immaginaria lampada di Aladino chiediamo ciò che ci manca, ciò che brilla, ciò che pensiamo possa cambiare la nostra vita.

Quasi mai chiediamo di conservare ciò che abbiamo già. Forse perché ci sembra scontato. 
Finché non lo è più.

Allora la domanda dei tre desideri potrebbe cambiare completamente. 

Non più soltanto: “Che cosa vorresti avere?” 
Ma anche: “Che cosa hai già, e che continui a vivere come se fosse inesauribile?”

Forse è questa la domanda più difficile.

Perché obbliga a guardare il presente senza confrontarlo continuamente con ciò che ancora manca. E magari ci fa scoprire che alcune delle nostre fortune più grandi non hanno mai avuto bisogno di una lampada magica.

Erano già lì. Sotto i nostri piedi.

Nel tempo che abbiamo davanti. Nella salute che ci permette di attraversarlo. 
Negli affetti che possiamo ancora incontrare, coltivare e amare.

La vita, forse, non ci chiede continuamente di aggiungere qualcosa alla lista dei desideri.

A volte ci chiede soltanto di accorgerci del valore di ciò che stiamo già vivendo, prima che il tempo lo trasformi in un ricordo e la salute in qualcosa che avremmo voluto proteggere di più.

E allora, forse, quella vecchia domanda da bar sulla lampada di Aladino nasconde una risposta che non avevamo considerato.

Non tutto ciò che conta deve essere desiderato.

Ci sono cose che non chiediamo perché, mentre le abbiamo, ci sembrano semplicemente parte del mondo.

E forse la gratitudine comincia proprio nel momento in cui smettiamo di chiamarle “scontate” e iniziamo a riconoscerle per quello che sono:

lo spazio stesso che ci è stato concesso per vivere, amare e desiderare.



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Frank Perna

15 aprile 2025

E se un giorno sparissimo nel nulla?

Una riflessione sul mistero del “rapimento” tra profezie, scenari ipotetici e la consapevolezza di vivere il presente.



Da sempre l’essere umano convive con l’idea che, prima o poi, il mondo possa finire. Non è una novità dei tempi moderni, né un’esclusiva delle antiche civiltà: l’idea della “fine dei tempi” ha sempre trovato posto nell'immaginazione collettiva, a volte nelle sacre scritture, a volte nelle previsioni di qualche profeta, altre volte nei calendari di popoli scomparsi.

Ogni epoca ha avuto la sua “data fatale”: dal timore dell’anno 1000 fino al celebre 21 dicembre 2012, associato alla fine del calendario Maya. Nessuna di queste date ha segnato la fine del mondo, ma tutte hanno lasciato un segno nella nostra percezione. Perché, in fondo, il mistero esercita su di noi un’attrazione irresistibile.

Tra le tante profezie, una in particolare continua ad affascinare e inquietare: quella di un misterioso “rapimento” in cui, un giorno, senza alcun preavviso, alcune persone spariranno nel nulla, lasciando dietro di sé solo abiti, scarpe, oggetti… ma nessuna traccia del loro corpo.

Il rapimento misterioso: mito o possibilità?

Secondo questa visione, in parte ispirata da alcuni passi biblici, in parte alimentata da interpretazioni moderne, ci sarà un momento in cui “alcuni verranno presi, altri lasciati”. Un evento selettivo, invisibile, improvviso. Nessun suono, nessun segno nel cielo. Solo il vuoto.

Nel film Left Behind del 2014, ad esempio, viene rappresentato proprio questo scenario: in pieno giorno, centinaia di persone svaniscono nel nulla, mentre il mondo resta nel caos e nella confusione.

Che cosa succederebbe se davvero, un giorno, accadesse qualcosa di simile?

E se accadesse davvero?

Immagina di essere in metro. Un passeggero di fronte a te, seduto tranquillo, sparisce nel nulla. Restano i suoi abiti, il cellulare cade a terra. Panico.
Oppure sei in casa, e un familiare, un amico, svanisce davanti ai tuoi occhi. Senza spiegazione. Inizia così un’epoca in cui il mondo si divide tra “coloro che sono stati presi” e “coloro che sono rimasti”.

In un simile scenario, le domande non si conterebbero più.

Perché proprio loro?
Cosa avevano in comune?
Erano “scelti”?
Siamo noi i dimenticati?
Siamo stati lasciati indietro per una punizione o per una seconda possibilità?

Le reazioni dell’umanità

Alcuni cercherebbero risposte nella scienza. Altri, nella fede.
C’è chi impazzirebbe nel bisogno di spiegazioni. Chi si chiuderebbe nel silenzio.
E poi ci sarebbero quelli che, paradossalmente, sentirebbero finalmente il peso della vita.

Chi non ha mai detto “non ho tempo”?
Chi non ha mai rimandato un sogno, un abbraccio, un perdono?

Un evento così drammatico ci metterebbe davanti all’evidenza che il tempo è una risorsa fragile, e la vita non ci aspetta.

Una riflessione in mezzo al mistero

Che cosa ci insegna tutto questo, anche se non dovesse mai accadere?

Forse il punto non è chiedersi se il rapimento sia vero o falso.
Forse, l’essenza di questa storia non è nei corpi che spariscono… 

ma nei pensieri che lascia a chi resta.

Perché ciò che fa più paura non è la fine del mondo. È la fine della nostra vita senza averla vissuta davvero.

Ogni giorno è una pagina bianca. Ogni occasione persa, un frammento di tempo che non tornerà.
E se il mondo finisse, non con un boato… ma semplicemente con il silenzio delle nostre scelte mancate?

Non attendere il rapimento, vivi il presente

In un’epoca in cui il mistero ci attrae e le teorie si moltiplicano, c’è una sola certezza:
la vita vera è adesso. Non serve una profezia per scuoterci. 

Basta la consapevolezza che ogni attimo sprecato è un piccolo rapimento del nostro tempo.

Non aspettare che qualcuno venga a “prenderti”.
Prendi tu la decisione di esserci davvero.



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Frank Perna

26 febbraio 2025

Il Tempo: Un’Illusione tra Passato, Presente e Futuro

Luciano De Crescenzo e il senso del tempo



Esiste davvero il tempo o è solo un concetto che abbiamo creato per dare un senso alla nostra esistenza? Luciano De Crescenzo, con il suo stile inconfondibile, ci ha lasciato riflessioni profonde su questo tema. Per lui il presente era un punto inesistente tra il passato, che non c’è più, e il futuro, che deve ancora arrivare.

Ma se il presente sfugge nell’istante stesso in cui proviamo a coglierlo, cosa ci resta davvero?

Passato: Il Tempo della Nostalgia

Il passato è il luogo dei ricordi, delle esperienze vissute, di ciò che non tornerà più. Spesso ci rifugiamo in esso idealizzandolo o rimpiangendolo. Eppure, come ci ricordava De Crescenzo, è immutabile: possiamo rievocarlo, ma non cambiarlo.

Presente: Il Tempo che Non Esiste

«Il presente è una linea sottile tra due cose che non esistono: il passato, che è passato, e il futuro, che ancora deve venire.»

Se il passato è già stato e il futuro deve ancora arrivare, il presente cos’è? È il solo momento in cui possiamo agire, ma spesso siamo così proiettati avanti o indietro che ce lo lasciamo sfuggire.

Futuro: Il Tempo dell’Incertezza

Il futuro è l’incognita che tutti cercano di prevedere. Possiamo fare progetti, ma nulla è certo. La paura del domani nasce proprio da questo. Forse il segreto sta nel vivere il presente senza farsi sopraffare dall’ansia per ciò che verrà.




Un Omaggio a Luciano De Crescenzo

Parlare del tempo senza citare De Crescenzo sarebbe impossibile. Con ironia e saggezza, ci ha insegnato a guardare il mondo con occhi diversi.

Forse il tempo è solo un’invenzione, ma ciò che conta davvero non è quanto ne abbiamo, ma come lo viviamo.

Conclusione: Il Tempo è Come lo Viviamo

Il tempo cambia in base alle nostre emozioni. Quando siamo felici, vola. Quando siamo tristi, sembra infinito. Alla fine, tutto ciò che abbiamo è il qui e ora. E allora, come diceva De Crescenzo, non perdiamo tempo a rincorrerlo: impariamo a godercelo.



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Frank Perna

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